CAPITOLO XXXI
Intervista al politologo Enea Caputo di Costanza Lossu pubblicata sul settimanale L’Espresso del 21 luglio 2046
Marzorati è sempre più forte e la vittoria elettorale lo legittima.
Si tratta di una vittoria pilotata. Avversari credibili non ce n’erano. Gli sfidanti sono stati selezionati dallo stesso Fronte Nazionale. Personaggi estremi o poco carismatici, gli sfidanti ideali per permettere a Marzorati di riconfermarsi tramite plebiscito.
Non si può quindi definire la Lombardia una vera e propria democrazia?
No, lo sono in parte. E non tanto per l’assenza di sfidanti all’altezza nelle ultime elezioni. Dopotutto il consenso Marzorati ce l’ha. La maggioranza dei cittadini lombardi è dalla sua parte, non dimentichiamocelo. Si sta però realizzando una dittatura della maggioranza e una sempre maggiore discriminazione delle minoranze. Una discriminazione per gradi. Si è partiti dalle minoranze più mal percepite dall’opinione pubblica, sino a colpire strati sociali o geografici in precedenza immuni da critiche. Siamo di fronte a un crescendo di discrimini.
Continuando così non si rischia di finire in una spira perversa?
Assolutamente. I primi furono i rom. Sono stati deportati. La prima vera deportazione di un popolo in Europa dopo la caduta del nazionalsocialismo. La si è tentata di spacciare come misura straordinaria eccetera, ma di deportazione si tratta. Votata per giunta tramite referendum. Dai rom si è passati agli islamici, alle modeste opposizioni politiche più intransigenti e infine ai meridionali. In queste discriminazioni il Fronte si aggrappa ad altre minoranze scagliandole contro le più deboli. Ma queste minoranze prezzolate rischiano in futuro di diventare il nuovo capro espiatorio, quindi alcuni che ora fanno parte della maggioranza, domani potrebbero finire tra i “nemici” del sistema. In alcuni casi si comprano persone di fiducia tra le minoranze per utilizzarle contro i loro simili. I nazisti con i kapò facevano un qualcosa di simile.
Sta continuando a fare paragoni tra il nazismo e il regime di Milano. Non crede di esagerare?
Affatto. Non sto dicendo che Marzorati sia il nuovo Hitler. È chiaro che i crimini del nazismo per fortuna sono lontanissimi. Ma certi metodi repressivi del nuovo potere lombardo non sono così diversi da quelli della Germania nazista. Anche il nazismo ebbe consensi enormi. Il popolo tedesco pagò con sensi di colpa altissimi l’essersi infilati in quel vicolo buio e cieco. Lo stesse potrebbe succedere ai lombardi: la storia qui non è stata maestra di vita.
Lei ha definito Marzorati uno straordinario mistificatore. Qualcun altro lo ha definito “un piccolo Mussolini subalpino”. Chi è veramente il presidente della Lombardia?
È un uomo che ha cavalcato un’onda. In un periodo di crisi economica, in un’Italia con l’economia a terra, questo attento osservatore dei fatti ha saputo, prima e meglio di altri, conquistare il consenso scavando nei peggiori retaggi della popolazione. È partito con il tema delle tasse e del nord penalizzato per colpa del sud. Dopo l’indipendenza del Triveneto ha buttato benzina sul fuoco della secessione. Infine, per entrare nei cuori degli strati più deboli e più ignoranti della regione, ha aizzato campagne d’odio contro rom, immigrati e meridionali. Il paragone con Mussolini ci può stare. Entrambi nascono a sinistra e finiscono a destra per puro opportunismo e brama di potere. Hanno stili diversi, ma il loro percorso politico ha punti in comune. Nel Fronte, come nel vecchio PNF, c’è di tutto: ex comunisti, socialisti, ambientalisti, leghisti, berlusconiani, laicisti, cattolici tradizionalisti, ambientalisti, liberisti, sindacalisti e perfino nazionalisti italiani che ci hanno ripensato.
Il filo che li accomuna è uno solo: Marzorati. Il suo carisma è fuori discussione.
Sì, senz’altro è un personaggio che suscita interesse. Un mediocre scrittore e giornalista di sinistra (ma anche lì ci sono voci discordanti sul suo passato) divenuto acceso nazionalista del suo piccolo mondo. Si contraddice ogni giorno, eppure riesce a tenere saldamente le redini del suo impero.
In che senso si contraddice?
Basti pensare alla politica economica. Fino a tre anni fa parlava di socialismo lombardo, aveva come ministro del lavoro un ex sindacalista della Cgil e fece votare una legge per l’obbligo di riassunzione dei precari non riassunti da aziende in forte attivo. Oggi, per conquistare i consensi della grande industria e del mondo bancario (da sempre diffidenti sulla scelta indipendentista) promuove la politica liberista del ministro Anzani. Anche con la Chiesa ha avuto posizioni totalmente differenti. Prima dell’indipendenza raccoglieva firme per le adozioni omosessuali, oggi abbiamo la Chiesa Cattolica religione di stato. La stessa corrente cattolica del Fronte si fa sempre più forte. È un uomo carismatico, ma non detta del tutto la linea. Guarda scrupolosamente sondaggi e analisi sull’opinione pubblica e ne è un po’ servo. Comanda sapendo chi deve comandare. Questo binomio rende i due attori (Marzorati e il suo popolo) vincolati gli uni agli altri.
Su alcune questioni, lotta al terrorismo e mafia, ha mostrato degli apprezzamenti nei confronti dell’amministrazione lombarda.
Sì, ma solo in parte. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo Marzorati ha sparato nel mucchio. Le intenzioni di partenza erano buone, anche per quanto riguarda la politica estera. L’aver rafforzato le amicizie con quei paesi a maggioranza islamica che rispettano, almeno alcuni, diritti umani è senz’altro un punto a suo favore. Poi però l’ottusità sua e di alcuni suoi ministri ha messo pure in crisi alcuni di questi rapporti. Arresti a casaccio, espulsioni immediate sono misure che colpiscono l’opinione pubblica a livello di propaganda ma non fanno bene. Sicuramente l’attentato del ’42 ha alimentato il clima di odio e diffidenza verso l’islam. Anche qui, seppur sinceramente, il governo ha cavalcato l’onda. Il metodo israeliano ha funzionato, ma ha allontanato la Lombardia da diversi paesi. Per quanto riguarda il discorso mafia va registrata la concreta voglia di eliminare questa piaga. Marzorati ha dato pieno sostegno a magistrati valorosi e di questo gliene va dato atto. Anche qui però ci sono stati effetti collaterali. Dalla lotta alla mafia si è passati alla caccia al meridionale. Ogni problematica interna alla Lombardia finisce per alimentare propagande xenofobe e miopi.
Marzorati nelle sue politiche di giustizia e legalità pone sempre un paragone con l’Italia. Chi la spunta?
Se si guardano i risultati un analista superficiale direbbe per forza Marzorati. Il leader lombardo ha saputo sapientemente rompere con l’illegalità diffusa del Sistema Italia. La sua retorica di rottura con il berlusconismo e i partiti italiani è vincente, anche se poi nel Fronte troviamo tutto e il contrario di tutto. Quello che andrebbe sottolineato è la debolezza dell’Italia e dei suoi ultimi governi nel rapportarsi con la Lombardia. Specialmente il governo di sinistra. La sinistra, sia per l’indipendenza del Triveneto che per quella della Lombardia, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Quelle zone, a livello politico, erano una zavorra per la sinistra italiana. Lì aveva consensi molto bassi. Pure le sinistre locali, si veda lo stesso Marzorati, erano distanti e spinte autonomiste in netto contrasto. Perdendo buona parte del Nord, la sinistra italiana ha aumentato i suoi consensi a livello globale nella penisola. Le ultime elezioni lo dimostrano. La sinistra italiana ha abbandonato il Nord e di questo deve risponderne alla storia.
Leonardo Marzorati