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  ilMaLe Non c'è giustizia senza libertà. Il blog di Leonardo Marzorati.
 
Diario
 


PATRIA

 


29 gennaio 2009

Sapore di Brianza ed echi di Lago

La Balada del Balabiott Francesco Magni



E' uscito il nuovo CD di Francesco Magni. Il cantautore brianzolo propone undici canzoni in un doppio percorso. L'album Balada del Balabiott potrebbe essere diviso in due parti. C'è una parte, composta da quattro canzoni, in cui Magni ripropone testi de I Promessi Sposi di Piero Collina riadattati musicalmente. Collina (1910 - 1968) aveva riscritto I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni in dialetto comasco (detto anche laghéé). Il resto del disco riprende il percorso di Scigula, il precedente album di Francesco Magni, con canzoni in dialetto brianzolo. La prima canzone dell'album è Ciapa la ciapa, una filastrocca dedicata all'acqua, bene essenziale per la vita della terra e dell'uomo. La canzone scivola (come acqua) anche grazie ai giochi di chitarra di Franco Parravicini. Le successive quattro tracce sono l'omaggio a Collina e Manzoni. Queste quattro canzoni sembrano un piccolo album nell'album, quasi una storia a parte. Don Abundi, Renzo el passa l'Adda, Ul Barchiroo, Fra' Cristofur ci ricordano alcuni episodi della parte iniziale de I Promessi Sposi. Forse si sarebbe potuto fare un disco a parte, magari con aggiunti i successivi capitoli del capolavoro manzoniano. Forse Magni lo farà in seguito, ma lui da istrione preferisce un'incostanza nei suoi percorsi musicali. I quattro testi di Collina rielaborati dal cantautore sono gradevoli e ci riportano alle atmosfere lacustri del seicento. Una canzone molto apprezzata è Lirom Liram, quasi uno scioglilingua con un testo molto difficile da cantare. Dopo Va' cum'el tira ci sono due omaggi alle donne. Cantando Dona Lumbarda e Marianna del Lach, Magni ricorda le donne di una volta, quelle che avevano un fascino e un senso del fare che oggi è andato perso.

Marianna la pasegia sul vial del so giardin
sul vial del so giardin su la riva de l'acqua
sul vial del s giardin sui rijv del lach
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In Elemènt vengono decantati i quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. La prima strofa d questa canzone fa venire in mente El me paes, vecchio pezzo in cui Magni ricordò Capriano, il suo borgo natale in cui il progresso faceva i primi disastri negli anni '70. Lì la terra veniva deturpata, in questa canzone la si celebra nella sua freschezza.

La terra la se ama, che l'è cumè la mama,
che l'è cumè la mama, la terra la se ama


L'album si chiude con Balada del Balabiott, elaborazione di un testo di Enrico Casati. Il termine balabiott tradotto letteralmente come balla-nudo, nel dialetto brianzolo sta per frescone, persona che non sa bene quello che sta facendo. Siamo tutti del balabiott? Forse sì, perchè ci facciamo trasportare dagli eventi senza renderci veramente conto di ciò che ci succede. A completare il lavoro ci sono i cori di Sabrina Olivieri, Stefano Cattaneo, Mario Cattaneo e il contributo prezioso di musicisti di grande valore. Balada del Balabiott è consigliato a tutti: a chi ha un'anima brianzola o comasca e a chi vuole affacciarsi a una terra che, nonostante tutto, preserva il suo fascino delle sue atmosfere.


Ma.Le.


27 novembre 2008

I lupi di Ivan Graziani

Un album storico del compianto cantautore abruzzese



Con la sua voce in un falsetto, Ivan Graziani (1945 - 1997) è stato uno dei più importanti cantautori italiani. I lupi è il suo secondo album, realizzato nel 1977. In un anno in cui la violenza politica domina, Graziani se ne esce con un disco rock impegnato più nei sentimenti e nelle ritmiche che non negli slogan. La canzone con cui parte è quella che dà il nome all'album. In I lupi, un reduce di guerra ricorda i compagni morti in Spagna. Lui, che al buio e al freddo temeva l'assalto dei lupi, ora per le strade della Brianza è un nostrano John Rambo. In Motocross la chitarra di Ivan ci introduce alle fregature che può ricevere un uomo da donne e motori. Un pezzo storico, affilato e pungente come un coltello alla gola. Qui il gioco di chitarra fa tenere incollato un testo non lineare all'orecchio. La ballata Zorro celebra un colto eroe sottoproletario. Nell'album c'è pure una ninna nanna. E' Ninna nanna dell'uomo, un pezzo lento con parti in abruzzese. La canzone che ha lanciato il disco alle radio è Lugano Addio. Si tratta di un capolavoro musicale. Ivan parla di una sua ragazza che gli raccontava del padre partigiano. Il cantautore mostra l'invidia nei confronti di una ragazza con un padre speciale. I tanti tendono a vedere i propri genitori come la monotonia di tutti i giorni. Graziani non prova emozioni per un vecchio pescatore di Teramo e si emoziona al padre della ragazza. E mentre lei canta "Addio a Lugano" di Pietro Gori, Graziani ascolta cercando di capire. Le musiche trasportano l'emozione di poter vedere nel proprio padre un eroe. Eva è una canzone d'amore dedicata a una prostituta. In Il topo nel formaggio Graziani ricorre a un incisivo falsetto. Un brano ermetico mette in scena l'animale nella tradizionale trappola. I lupi si conclude con Il soldo. Qui Graziani racconta a modo suo la crisi economica. Il soldo cade giù e forse ci conviene guardare nuove prospettive. A distanza di più di 30 anni questo pezzo suona molto attuale. Con I lupi Graziani mostra la sua maturità creativa di cantante, compositore e chitarrista. Dopo il periodo degli Anonima Sound, il suo gruppo beat giovanile, il trentenne Graziani cerca nuove sperimentazioni. In quest'album trova arrangiamenti perfetti, anche grazie alla collaborazione di Antonello Venditti. Nel 1977 tutti parlano di rivolta. Graziani rivolta la musica, lanciando un rock dal sapore molto americano, coniugato a testi intimi e di semplicità ermetica. Anche la copertina de I lupi è geniale: un disegno del vignettista Gaetano Liberatore incastra i temi dei alcune canzoni dell'album nel volto roccioso di Ivan Graziani.

Ma.Le.


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