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  ilMaLe Non c'è giustizia senza libertà. Il blog di Leonardo Marzorati.
 
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PATRIA

 


15 giugno 2009

L'Europa poco sentita va a destra

Elezioni europee: un'analisi spiccia

Le elezioni europee dello scorso 6-7 giugno hanna dato due risultati significativi. Il primo è che a molti europei del parlamento continentale non importa molto. Il secondo è che la destra ha stravinto le elezioni. In Italia ha votato poco meno del 70% degli aventi diritto. Una cifra inferiore alle precedenti elezioni, ma nettamente superiore a paesi come Romania e Polonia, dove a votare è stato il 27%. I paesi dell'Est, gli ultimi entrati a furor di popolo nell'Unione Europea, sembrano poi fottersene dell'istituzione di cui fanno parte. Intanto il Partito Popolare Europeo aumenta il suo divario sui socialisti. E a destra prendono forze liste xenofobe e antieuropee. Come per il parlamento italiano, anche quello di Strasburgo non sembra passarsela bene.
In Italia il PdL non ottiene la valanga di voti che si aspettava, ma con un dignitoso 35% resta saldo alla guida del paese. La Lega ruba qualcosa al partito di Berlusconi e diventa sempre più minacciosa. In Emilia Romagna la Lega riesce pure a ottenere importanti sucessi elettorali alle amministrative. Comunque vadano i ballottaggi di domenica 21, il centrodestra spodesta tante amministrazioni al centrosinistra. L'onda azzurra non arrivata alle europee (dove c'è un voto dispersivo), si è fatta sentire in province e comuni. Il PD perde tanti voti, ma con un umile 26% può vedere il bicchiere mezzo pieno. I voti persi finiscono nell'Italia dei Valori (e questo è un bene), nell'astensionismo (e questo è un male) e nella sinistra radicale (e questo è un'incognita). Comunisti e Sinistra e Libertà non arrivano al 4% e si ritrovano come due liste già morte (o in evoluzione). L'Udc tiene la sua percentuale e si permette di fare da ago della bilancia in molti ballottaggi. Italia dei Valori raddoppia e arriva all'8%. Questo dimostra che un'opposizione dura ma costruttiva e combattiva è utile al paese. Mi auguro che figure come Luigi De Magistris, Sonia Alfano possano svolgere bene il loro compito e dare un'immagine dell'Italia della legalità, contraposta a quella più celebre all'estero dell'Italia dei raggiri e di Berlusconi. Il premier è sempre forte: la campagna contro di lui scatenata da "La Repubblica" non ha dato i frutti sperati. Forse invece che 10 domande su Papi e Noemi, sarebbe il caso di fare 10 proposte per uscire dalla crisi e per dare slancio alla produzione e all'economia.

Ma.Le.

P.S. Il blog cambierà grafica e sostanza di qui a poco. Si chiude un'epoca e se ne apre un'altra. Da blog culturare-politico, il Ma.Le. diverrà un diario di racconti e sogni. La politica continuo a farla in piccolo a livello locale. Quando capita.


16 marzo 2009

Auguri da Baffino

Scusate i giorni di assenza. Ho avuto una bella (si fa per dire) tracheite influenzale. Insomma, sono dovuto rimanere un po' di giorni al caldo nel letto a tossire e a bere sciroppi e latte con brandy. Ora sto un po' meglio e torno al bloggin.
Dieci anni fa, in tempi non sospetti, Massimo D'Alema dava le sue linee guida sul futuro PD. Eravamo a una conferenza dei Verdi. Baffino ha mantenuto la promessa data dieci anni fa.



Ora che dire? Auguri...


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17 febbraio 2009

Cade Soru e con lui Veltroni

Da Quotidiano.net

Nel paese del Bostik dove i politici sono incollati alle poltrone, Veltroni ha avuto il coraggio di dimettersi


La notizia ha pochi precedenti nella storia della Repubblica dei Dinosauri. Ecco perché una cosa da fare è rendere onore a Veltroni


Walter Veltroni si dimesso da segretario del PD

Firenze, 17 febbraio 2009 - Le scosse telluriche si susseguono sul pianeta Pd. Il sisma è così devastante da fare a pezzi un partito che non c'è e che forse non c'è mai stato. Il trionfo di Berlusconi & Cappellacci in Sardegna ha innescato una reazione a catena di cui Veltroni è stato il primo a fare le spese. Nel suo fondo, Giuseppe Tassi analizza con lucida puntualità le ragioni di un epilogo tanto ineluttabile quanto - si può dire? - finalmente rivoluzionario.
Nel Paese del bostik, dove i politici, come i loro sottopancia, come i sottopancia dei sottopancia, sono incollati alle poltrone e non le mollano mai, il segretario del primo partito d'opposizione ha avuto il coraggio di dimettersi. Ha perso la partita e ha tolto il disturbo. "Se il problema sono io, me ne vado", ha detto stamane. E l'ha fatto.
La notizia ha pochi precedenti nella storia della Repubblica dei Dinosauri. Ecco perché, indipendentemente dalle analisi socio-politiche che in queste ore ci stanno frantumando le orecchie, per non dire delle prefiche dlelo stesso Pd che piangono lacrime di coccodrillo dopo avere scavato il terreno sotto i piedi all'ex segretario, una cosa da fare è rendere onore a Veltroni.
Le sue idee possono essere condivise o criticate, le sue scelte approvate o contestate, ma, nel momento più amaro nella carriera politica del mancato Obama italiano, non si può non apprezzarne il gesto. Ha ragione Matteo Renzi, classe 1975, presidente della provincia di Firenze, il cattolico ex dc che ha clamorosamente vinto le primarie del Pd per l'elezione a sindaco del capoluogo toscano: "Il popolo di sinistra si è rotto le scatole di essere chiamato a ratificare le scelte fatte dai vertici. La gente è stufa della nomenklatura. La guerra fra D'Alema e Veltroni ha stancato". Veltroni ha perso la guerra. D'Alema pure.

Xavier Jacobelli
17 febbraio 2009


27 gennaio 2009

La vera faccia del PD

Marzorati su ilmale.ilcannocchiale.it

Con una serie di interventi ecco svelati i veri volti dell'opposizione al Governo Berlusconi.


Gianfranco Fini, Presidente della Camera; Carlo Maria Martini, cardinale e filosofo


Souad Sbai, deputata islamica PdL; Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano


Renata Polverini, segretaria UGL; Luigi Bettazzi, Vescovo Emerito di Ivrea

Sommando tutto, viene fuori il nuovo partito



11 gennaio 2009

Giovani leve di centro sinistra crescono: a modo loro

Tre giovani politici emergenti uniti da un punto: non avranno il mio voto

 
Andrea Longoni, Pier Maran e Anita Pirovano

Il centrosinistra è messo male. Ha bisogno di giovani emergenti, perchè la classe dirigente attuale è più o meno la stessa da circa un ventennio. I leader della "sinistra", sono quasi tutte persone che vanno dai 50 ai 70 anni prodotti dalla Fgci degli anni '70 e da altre organizzazioni politiche. Io conosco personalmente tre giovani militanti che si sono impegnati nella politica attiva: Andrea Longoni, Pier Maran e Anita Pirovano.
Andrea Longoni (classe 1986) è uno studente universitario di Scienze Politiche impegnato nel PD. E' uno che gira le sezioni, ci crede e si batte per rinnovare il partito di cui fa parte. Sul suo blog www.andrealongoni.wordpress.com ha voluto prendersela con Italia dei Valori. Non potendo sempre scrivere post sui disastri commessi dal Partito Democratico, ha pensato di cambiare puntando il dito contro il partito di Di Pietro. Diversi ex elettori del PD sembrano intenzionati a voler premiare l'ex pm. Da L'Unità della Concettina De Gregorio, passando per l'utile Europa e il simpatico Il Poltronista diretto dal re dell'inciucio Antonio Polito (alias Tony Pomata), tutta la stampa made in PD ha cercato di attaccare il partito "alleato" in ogni modo. Longoni l'ha fatto con una serie di domande a cui l'Italia dei Valori non avrebbe, secondo lui, saputo dare risposta. Domande del tipo "
Cosa ne pensa l’Idv della ricerca sulle staminali?", "l’Idv guarda ad un rapporto fra stato e mercato di tipo libero o di sudditanza?" o "l’Idv a livello internazionale dove collocherebbe il nostro paese?". A queste domande mi sono permesso di rispondere io. Ho mostrato a lui che il PD è diviso su quasi tutto, dalla laicità dello stato alla politica estera. C'è già chi pensa di tornare a DS e Margherita. In alcune giunte locali il PD amministra male e viene inquisito. Insomma, c'è solo una cosa che non sta facendo il PD: opposizione a Berlusconi. E gli unici che riescono a farla (nel bene e nel male) sono quelli di Italia dei Valori. Longoni se ne faccia una ragione, magari tra un anno tornerà nelle fila della "vecchia" Sinistra Giovanile, dato che il PD sarà imploso. Vedremo.
Pier Maran è un politico affermato a livello locale. Candidatosi con il PD alle comunali del 2006 a Milano è stato eletto con un buon numero di preferenze. E' nato nel 1980 ed è il più giovane consigliere comunale meneghino. Una sera lo trovo su facebook. Era a un consiglio comunale. Io gli ho chiesto come potesse essere su internet durante una seduta comunale. Maran si è subito indispettito e si è giustificato scrivendo: "
Facebook e' uno strumento col quale posso rimanere in facile contatto con una buona parte del mio elettorato" "Spesso il tempo passato in aula e' molto più inutile di quello, non retribuito, fatto a fare altro. Siamo un gruppo di 14 consiglieri, io seguo certi temi, altri colleghi altri, in quel caso, e parzialmente e' il caso di stasera, mi adeguo a cosa decidono gli altri". Un politico cerca di stare vicino al suo elettorato non in consiglio comunale. Lì si dovrebbe lavorare sul bene comune. E' vero che in ogni partito ci sono esponenti che seguono certe tematiche, ma un valido amministratore dovrebbe avere il buon senso di cercare di seguire un po' tutto.  Quando si è in consiglio comunale si lavora sugli ordini del giorno, anche quelli di argomenti in cui non si è preparati. In altri momenti poi ci si rivolge all'elettorato. Io resto dell'idea che facebook sia un buon mezzo di "cazzeggio" e quindi sarebbe il caso di toglierlo durante le ore di lavoro. I nostri rappresentanti dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio. Per Maran non è così.
Anita Pirovano (classe 1982) è laureata in Psicologia. E' impegnata nella politica universitaria con una lista di sinistra ed è stata candidata alle ultime elezioni politiche per la Sinistra Arcobaleno alla Camera. Milita nella Sinistra Democratica, quello scarto minoritario dei DS che fa capo a Fabio Mussi e Claudio Fava. La Pirovano sta facendo il dottorato di ricerca. In più lavora 15 ore a settimana per una Arci. Le ho voluto chiedere in cosa consiste il suo lavoro, con un minimo di provocazione tipica del mio stile. Lei si è un po' irritata del fatto che volessi capire a cosa servisse il lavoro che enti pubblici danno all'Arci. Alla fine è riuscita a darmi una spiegazione non particolarmente valida del suo lavoro. Magari con altri giornalisti riuscirà a spiegarsi meglio. Le ho detto anche quanto guadagno io (un bel po' meno in proporzione alle sue ore  di lavoro). Lei da buona donna di sinistra mi ha risposto: "Io guadagno giusto, sei tu che guadagni poco". Grazie, questo l'avevo capito da me. Poi si è corretta e ha tirato fuori i suoi concetti astratti sullo stipendio dignitoso per tutti. Nel discorso ci sono finiti pure i soliti sproloqui pietisti su immigrati, donne, precari. Questa è la propaganda di sinistra che si ripete negli anni. Che non è servita a portare voti alla sinistra: Qualcuno informi la Pirovano.
Ho citato 3 casi, ma ne avrei altri. Ho citato questi tre perchè parlano di persone di cui ho stima e rispetto. Persone capaci e volenterose. Bravi ragazzi insomma. Ma restano persone legate con un filo d'acciaio alla retorica di partito, alla banalità di certa sinistra e all'autocompiacimento. I giovani militanti devono lavorare sodo, lasciare da parte i diktat di partito e innovarsi. Il farsi figo con la retorica e gli slogan di 30 anni fa non aiuta  certo a guadagnare voti.

Ma.Le.


23 dicembre 2008

Si dimetta chi ha fallito

La casta politica cerca di smacchiare un PD lercio

Le inchieste della procura di Napoli proseguono una sequenza di indagini su politica e malaffare. Lasciando da parte per una volta le inchieste che hanno visto indagato l'attuale presidente del consiglio, i magistrati italiani hanno trovato tante anomalie legate ad appalti vinti grazie a strette di mano sottobanco tra amministratori locali e imprenditori. Il presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco era stato il primo a finire in manette con l'accusa di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione sulla gestione della sanità di iniziativa privata in Abruzzo. Allora tanti parlamentari di ogni colore politico andarono a trovarlo. Non hanno fatto la stessa cosa con tanti altri arrestati. I "veterogarantisti" hanno iniziato a dire:
«Ma se fosse innocente?». La presunzione di innocenza c'è anche nell'arresto di Del Turco. A lui è stata data la custodia cautelare. La custodia cautelare riguarda sempre i “presunti non colpevoli”, altrimenti non sarebbe cautelare, ma definitiva.
Dopo le elezioni politiche che hanno visto il trionfo di Berlusconi sono state aperte indagini su tante giunte locali di centrosinistra. Campania, Napoli, Basilicata, Pescara, Firenze: diversi assessori sono finiti sotto inchiesta o in carcere. La magistratura indaga su appalti concessi in cambio di favori. In particolare l'imprenditore Alfredo Romeo si è dimostrato abile a farsi dare carta bianca in diversi comuni. Da intercettazioni telefoniche gli inquirenti hanno potuto ascoltare richieste di concessioni in cambio di favori politici. Questo dice l'accusa, da estranei alla vicenda possiamo solo aspettare l'esito di una sentenza. Ma anche qui la politica ha mostrato il suo voler continuare ad essere casta. Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici è arrivato a incatenarsi davanti alla sede del gruppo editoriale Espresso. Domenici contesta le inchieste giornalistiche del quotidiano La Repubblica sulla sua giunta. Aldilà del fatto che Domenici in queste inchieste non è nemmeno citato (sono citati solo suoi assessori), i giornalisti non hanno il diritto di svolgere il loro lavoro? Giornali di centrodestra come Il Giornale o Libero si sono subito scagliati contro una sinistra che non può spacciarsi per paladina della moralità. Non hanno tutti i torti, ma intanto tutto il parlamento, ad esclusione di Italia dei Valori, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per il deputato Salvatore Margiotta richiesta dal pm Henry John Woodcock. Ancora una volta il potere politico si chiude a riccio davanti a inchieste che lo riguardano. Le inchieste colpiscono tanti esponenti del PD e uno del PdL: quell'Italo Bocchino che fu aiutato dal pizzino del dalemiano Nicola Latorre. Anche il partito di Di Pietro non ne esce limpidissimo. Ma l'ex pm, di fronte alle indagini nei confronti di suo figlio Cristiano, ha espresso fiducia nella magistratura. Sembra che Cristiano Di Pietro avesse chiesto raccomandazioni per suoi amici e successivamente sia stato ricattato dall'ex provveditore alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone.
In tutta questa vicenda una persona si è tolta la vita. L'assessore al Comune di Napoli Franco Nugnes, agli arresti domiciliari per l'inchiesta sulla discarica di Pianura, si è suicidato. Su Nugnes pesava l'accusa di aver fomentato la rivolta contro la costruzione della discarica di Pianura, ma soprattutto una storia di appalti in odor di camorra. Lo stesso Nugnes, pochi giorni prima del suicidio, aveva parlato di una sua paura verso il clan del Casalesi. Il mistero di un suo possibile coinvolgimento in concussione con la camorra, Nugnes l'ha portato nella tomba. L'unica certezza è che la giunta regionale Bassolino e quella comunale Jervolino hanno dimostrato la loro incompetenza davanti al problema dei rifiuti e delle ecomafie. Le loro dimissioni sono doverose non tanto per le inchieste giudiziarie (né Bassolino, né la Jervolino sono indagati), ma per i loro perseveranti errori di natura politica.
Sembra di essere a una nuova tangentopoli. Cambiano metodi e partiti. Tutto passa dai telefoni cellulari e dalle loro intercettazioni. II parlamento è pieno zeppo di inquisiti: si tratta di gente inserita dall'alto nelle liste dei principali partiti italiani. Il Partito Democratico è scosso: diversi suoi esponenti locali sembrano essere persone scorrette. Come ha detto Pierluigi Bersani, all'interno del PD c'è il lavoro di tanti militanti sinceri. Proprio per questo le mele marce vanno gettate subito: prima che infettino anche quelle sane.

Ma.Le.


22 dicembre 2008

Ma.Le. dice

Basta dire che il Partito Democratico non si occupa di problemi reali, ma parla solo di se stesso. In questi giorni gli esponenti del PD si stanno occupando del problema delle carceri. «Bisogna costruirne di nuove – hanno fatto sapere - iniziamo a stare stretti qui».


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permalink | inviato da ilMaLe il 22/12/2008 alle 21:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


19 novembre 2008

Ma.Le. dice


Nella trasmissione Omnibus di La7, il dalemiano Nicola Latorre, vedendo l'esponente del PdL Italo Bocchino messo in difficoltà dal dipietrista Massimo Donadi, gli gira sottobanco un pizzino con consigli utili. Tra PD e PdL, nel gioco de "LaTorre" li butto giù entrambi.




26 ottobre 2008

Con la piazza Veltroni vince. Ma su Di Pietro e Bertinotti

Da La Repubblica

Segnale forte ai leader: gli slogan e gli strisioni raccontano il disagio e la protesta crescente di milioni di italiani

Da San Giovanni al Circo Massimo quando l'Italia è in rivolta

Molte analogie, ma a ruoli invertiti con la manifestazione di Berlusconi del 2006 contro Prodi



Sabato il Circo Massimo si è riempito di centinaia di migliaia di sostenitori del PD

Finalmente, in piazza. Presto o tardi? L'Altan di giugno: "Si va in piazza in autunno" "A che ora?". Il Massimo Cacciari di ieri: "E' una manifestazione fatta con cinque mesi d'anticipo". Sembra sempre impossibile mettere insieme le tante anime del centrosinistra. Ma Veltroni c'è riuscito. Presto o tardi, erano moltissimi, una marea che ha riempito l'enorme Circo Massimo oltre ogni previsione.
Il Partito Democratico, con appena un anno di vita, per giunta assai travagliata, a soli sei mesi da una sconfitta tremenda e in fondo a un tunnel di depressione, ha dimostrato, anzitutto a sé stesso, di poter mobilitare più persone di qualsiasi altra forza politica europea e forse occidentale. Per il Pd la giornata di ieri vale come l'atto fondante delle primarie e forse di più. E' il segnale forte dell'elettorato di andare avanti, magari con più coraggio. Molto più coraggio. E perché no? Con un po' d'allegria.
La piazza del 25 ottobre ha due soli paragoni possibili negli anni recenti. Con altre due piazze della capitale che hanno cambiato il corso della storia: la manifestazione della Cgil nel marzo del 2002 e il comizio di Berlusconi a Piazza San Giovanni nel dicembre del 2006. Il parallelo con la piazza di Cofferati ha ossessionato, com'era ovvio, la vigilia. E' lo stesso il teatro, d'immensa suggestione, il Circo Massimo. E' lo stesso il clima politico. Il governo Berlusconi viaggiava sulle ali di una lune di miele seguita a un'ampia vittoria, l'opposizione pareva annichilita. E' identico l'organizzatore, il mitico Achille Passoni, ex Cgil e ora senatore Pd, una specie di mago delle piazze.
Perfino l'ingombrante presente di Sergio Cofferati nel retropalco, garantiva il tocco decisivo di revival. Quella manifestazione, come questa, fu la risposta coraggiosa e vincente di una grande forza in grave difficoltà, la Cgil, scelta dal governo dell'epoca come capro espiatorio della crisi e martellata da una poderosa campagna mediatica. Il successo della giornata rovesciò il clima politico, decretò la fine della luna di miele governativa. Dimostrò la fragilità del decisionismo berlusconiano quando si tratta di passare dall'immagine, dalla facciata, alle azioni concrete e serie nel corpo sociale, come la sciagurata guerra sull'articolo 18.
In realtà sono molte anche le analogie, sia pure a ruoli invertiti, con la San Giovanni del 2006. Un capolavoro politico di Berlusconi, fra i più notevoli della sua parabola. Nel momento di maggiore crisi del centrodestra, a pochi mesi dalla sconfitta elettorale e in piena bagarre dentro il Polo, con Casini che manifestava altrove e parlava apertamente di fine del berlusconismo, l'ormai settantenne Cavaliere rovesciò il tavolo con un colpo spettacolare. In un solo giorno dimostrò da un lato agli alleati l'inevitabilità della propria leadership e dall'altra all'avversario l'intatto fascino esercitato dal suo populismo su milioni d'italiani. "L'asso pigliatutto" era il titolo del commento di Eugenio Scalfari. San Giovanni fu il primo e decisivo passo di un'efficacissima strategia che riportò Berlusconi a Palazzo Chigi in appena un anno e mezzo.
Walter Veltroni non ha oggi all'interno del suo campo la forza e l'ascendente del Berlusconi del 2003 e il suo avversario è assai più compatto e deciso, rispetto all'arlecchinesca coalizione che sosteneva, si fa per dire, l'ultimo governo Prodi. Ma la folla del Circo Massimo gli ha fornito uno strumento formidabile per cambiare la storia. A patto di servirsene. I temi, le parole, gli slogan erano ieri davanti ai suoi occhi. Scritti sugli striscioni, urlati dalla gente, sottolineati dagli applausi ogni volta che il discorso dal palco li toccava o sfiorava.
Là davanti. Non dietro, sul palco dov'era schierata la nomenclatura e dove da quindici anni si esaurisce il dibattito politico del centrosinistra. Ma fra le persone normali. Come nel 2002 il governo Berlusconi sta scivolando sulla buccia di banana di una battaglia ideologica. All'epoca fu l'attacco al sindacato, attraverso l'insensato (anche da un punto di vista economico) assalto all'articolo 18. Oggi il governo è partito alla guerra contro il mondo della scuola, considerato riserva di caccia della sinistra.
Senza rendersi conto di aver creato in poche settimane un fronte di protesta assai più ampio e trasversale del previsto. Un fronte che va dagli studenti universitari ai professori, ai maestri, fino al cuore delle famiglie. Non è una lotta politicamente etichettata. Al Circo Massimo c'erano più giovani del solito ma sarebbe truffaldino sostenere che vi fossero masse di studenti, semmai molti insegnanti e genitori mobilitati in questi mesi contro i tagli scolastici. E tuttavia la protesta della scuola è politica, vera politica.
Altrettanto politico è il disagio crescente di milioni d'italiani né di destra né di sinistra che si vedono ogni giorno scippare un pezzo di stato sociale pagato con le tasse, per finanziare improbabili ricette da vecchio capitalismo di stato, rottamazioni, salvataggi di banche, ponti in odore di mafia e oscure cordate tipo Alitalia.
Basta ascoltare il disagio. "Ascoltare" è uno dei verbi più usati nei discorsi dell'idolo di Veltroni, Barack Obama. Non solo di Veltroni. "Obama, Obama" è il grido che ha salutato ieri il bellissimo, appassionato discorso di Jean Renet Bilongo, un uomo del Camerun che vive a Castel Volturno. Il genio del senatore Barack Obama è stato l'aver ascoltato per anni il disagio del ceto medio e averlo tradotto in politica, riuscendo a far passare soprattutto un concetto, uno solo ma decisivo: l'inadeguatezza dei repubblicani ad amministrare la crisi economica.
Ora, l'inadeguatezza di Berlusconi è un dato scontato in tutto il mondo, tranne che in Italia. Nella battuta più felice del discorso, Veltroni ha fatto notare che se Merkel, Sarkozy o Gordon Brown avessero detto le stesse follie sparse dal nostro premier lungo tutta la crisi, ci sarebbero state reazioni enormi all'estero. "Mentre se le dice Berlusconi non succede nulla, perché sanno chi è". Lo sa anche il quaranta per cento degli italiani. Bisogna convincere qualcun altro. Da oggi sarà un po' meno difficile. In ogni caso la risposta della piazza dice
che non è impossibile.

Curzio Maltese
26 ottobre 2008


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